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Castello di Eufemio - 4

La grande festa del Santissimo Crocifisso ha le sue radici in due eventi storici distinti ma collegati. Uno di questi seguì la diffusione di un’editto del vicerè borbone di Sicilia nel 1782 nel quale si indicava che tutti i cittadini dovessero rinunciare alle proprie armi. Forse accadde nel 1728 o forse non accadde mai, ma le tradizioni del paese sostengono che il ceto calatafimese della maestranza - gli artigiani ed i piccoli commercianti - fosse al contempo sospettoso dei sovrani e desideroso di mantenere i fucili per la caccia, ed escogitò il brillante piano di farsi dichiarare dall’arciprete la milizia protettiva delle chiese del paese, esentandosi così dall’editto. Fino al giorno d’oggi i membri della maestranza marciano con orgoglio in un modo ibrido civile-militare vestiti con abiti e cappelli neri, panciotti e guanti bianchi, fucili al fianco, in due strette colonne con portatori di alabarde a capo fila. (In una tradizione molto inusuale, portano fieramente le armi proprio dentro alla chiesa.) Anche l’altro, precedente, evento coinvolgeva la maestranza. Nel 1657 vari aristocratici del paese attribuivano certe guarigioni miracolose ad un crocifisso dal corpo d’ebano che fu trovato, secondo leggenda, in una campagna. Per mostrare la dovuta riconoscenza a Dio, I ricchi offrirono di condividere una porzione della loro ricchezza con il popolo misero ed affamato. Fu organizzata una processione durante la quale pane duro, frutta secca e ceci venivano lanciati alle folle da carri trainati da cavalli. Durante la processione I membri della maestranza fungevano da difensori della pace e prottetori dell’aristocrazia. Rappresentazioni regolari di questa processione unitamente al successivo trionfo sull’editto borbonico, si svilupparono nella festa attuale che unisce orgoglio civico a devozione religiosa.

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